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Biscotti Scauriati 2

Biscotti Scauriati

Luglio 20th, 2020 Posted by Dolci, Pane, Ricette 0 thoughts on “Biscotti Scauriati”

Ingredienti:

Tempo di preparazione:

1 ora circa + tempo di riposo (8 ore circa)

 

 

Procedimento:

Impastate a mano o nella planetaria le farine, lo zucchero, lo strutto e le uova.

Aggiungete il limone ed i semi di finocchio (o di anice secondo i gusti). Lavorate il composto fino a quando diventa liscio e compatto.

Formate dei cordoncini di 2/3 cm poi tagliate a pezzetti di uguale misura, circa 2 cm, oppure fate le classiche forme circolare, a “S”, o a rosetta.

Fate cuocere 3 minuti quelli piccoli, 5 minuti quelli grandi.

Scolate i biscotti su un piano di legno leggermente inclinato e poi trasferiteli su un canovaccio.

Lasciate asciugare completamente i biscotti per almeno due ore, meglio se per una notte intera.

Cuocete i biscotti bolliti ragusani in forno ventilato preriscaldato a 200° per 12-15 minuti oppure in forno statico a 220° per 15-20 minuti.

Estraete dal forno e lasciate raffreddare completamente: i biscotti dovranno essere croccanti fuori e farinosi dentro.

È possibile sostituire lo strutto con l’olio extravergine di oliva ma i biscotti verranno più duri.

Farina Crispy cambia nome e confezione: benvenuta Pizzasicily Marsala!

Luglio 20th, 2020 Posted by News Eventi 0 thoughts on “Farina Crispy cambia nome e confezione: benvenuta Pizzasicily Marsala!”

Novità a palate nella linea PIZZASICILY!

La Crispy, per pizza alla pala , diventa MARSALA con un nuovo packaging: stessa qualità di sempre ad un prezzo più competitivo grazie ai costi ottimizzati con il formato 25kg!

Provala!

Panificio S Giuseppe Catania

Panificio S. Giuseppe: dal pane alla pizza, impasti in evoluzione continua

Maggio 29th, 2020 Posted by News Eventi 1 thought on “Panificio S. Giuseppe: dal pane alla pizza, impasti in evoluzione continua”

Voglia di fare, intraprendenza e tecnica. Sono questi gli ingredienti della pizza perfetta secondo Sebastiano Scuderi del Panificio S. Giuseppe, che ha ereditato dalla famiglia la passione per gli impasti ed ha deciso di innovarla e declinarla in una chiave più moderna.

Nello storico panificio, si sono succedute tre generazioni apportando il proprio contributo in termini di conoscenze, tradizione e fresche novità.

Così, se durante la giornata, il Panificio riempie la via Armando Diaz di Catania, del fragrante profumo di pane, la sera è la pizza di Sebastiano a stuzzicare l’acquolina dei clienti.

Lunghe lievitazioni, cornicioni alveolati e ingredienti di altissima qualità, per le pizze che ogni sera vengono sfornate qui con passione e tenacia. La stessa tenacia che il pizzaiolo catanese ha avuto, ed ha, nel seguire le orme dei grandi maestri, imparando da loro i segreti dell’arte bianca e mettendoli, poi, in pratica nel suo laboratorio in un sapiente equilibrio tra tradizione ed innovazione.

Qui lavora con la sua pasta madre che dona leggerezza ed aromaticità agli impasti. Colorate pizze, golosi pizzoli e tradizionali scacciate si alternano sul bancone, tappezzandolo di rosso pomodoro o verde pistacchio, candida mozzarella e di tutti gli altri profumati ingredienti di stagione.

La “fase 2” e la rinascita del Panificio S. Giuseppe di Catania

“Non è stato facile lavorare durante l’emergenza Coronavirus” – ci racconta Arianna, moglie di Sebastiano – “ma abbiamo tenuto duro e adesso, vediamo nuovi spiragli aprirsi. Durante questi mesi abbiamo potenziato il servizio a domicilio e quello d’asporto, adeguandoli a quelle che erano le prescrizioni da seguire. Non abbiamo mai smesso di lavorare perché la nostra voglia di superare tutto questo, è stata sempre più forte delle ansie e delle paure”.
Andare avanti, migliorarsi sempre, trasformare ogni ostacolo in un trampolino, ogni inciampo in una lezione da cui imparare e migliorarsi. Ricerca continua di nuovi prodotti con cui sperimentare, partendo sempre dalla qualità e dalla sicurezza. “Le farine del Molino Molitoria San Paolo permettono di osare con lunghe lievitazioni, di inventare nuove combinazioni per ottenere strutture diverse: più basse o più alte, più morbide o più croccanti, certi che la resa sarà sempre ottima”.

È la fiducia che sta alla base di questo gustoso sodalizio, lo stesso che fa la differenza per chi da anni sceglie i prodotti fragranti del Panificio S. Giuseppe.

consigli pizza fatta in casa

Quattro consigli per la perfetta pizza fatta in casa

Maggio 18th, 2020 Posted by News Eventi 0 thoughts on “Quattro consigli per la perfetta pizza fatta in casa”

Bassa o alta, bianca o ricca di ingredienti, la pizza è uno dei piatti più amati nel mondo per quel cornicione croccante, quel profumino che ha appena sfornata e che fa venire l’acquolina in bocca al solo pensiero.

 

È possibile preparare a casa la pizza come in pizzeria?
Certo, servono solo alcuni accorgimenti, vi diamo quattro consigli per la perfetta pizza fatta in casa!

1.    Scegliere gli ingredienti giusti

Devono essere di ottima qualità, pena un risultato non eccellente.

La farina.
Quelle tra cui scegliere sono veramente tante, si può optare per una 0 e realizzare la classica pizza come in pizzeria o realizzare una miscela, tra semola, tipo 0 e tipo 1. In ogni caso sarà fondamentale assicurarsi di avere un mix abbastanza forte, per questo è sempre consigliabile l’utilizzo di una parte di farina 0 che abbia almeno il 10% di proteine.

Il  Lievito.
Che optiate per il lievito di birra fresco o quello disidratato, per la pasta madre o un lievito naturale liquido, il consiglio è sempre quello di non esagerare.
Uno o due grammi di lievito di birra fresco, per esempio, vi assicureranno una pizza estremamente digeribile grazie alla lunga lievitazione. Attenzione a non mescolarlo con il sale che va aggiunto alla fine.

2) La lievitazione

Quella della lievitazione è una fase cruciale per la buona riuscita della pizza fatta in casa: è consigliabile che duri almeno 8 ore ma, utilizzando le farine adatte, si può arrivare anche a 24 o 48 ore. Nei mesi estivi ci si può aiutare con il frigo, riponendovi l’impasto, dopo un’oretta dalla sua chiusura, in modo da esser certi che i lieviti abbiano iniziato a lavorare per voi.
Quale contenitore scegliere per la lievitazione della pizza? Il consiglio è quello di sceglierne uno trasparente, in modo che possiate segnare a che livello arriva l’impasto e capire facilmente quando sarà raddoppiato. Anche le dimensioni sono importanti: deve essere poco più largo dell’impasto stesso, altrimenti avrete più difficoltà a monitorarlo.

3) Il condimento giusto

 

Il pomodoro.

Per la perfetta pizza margherita non può mancare il pomodoro! Si ma quale scegliere?
Una passata densa o pomodori pelati sgocciolati e  ridotti a piccoli pezzi: a voi la scelta.

La mozzarella.

Va fatta scolare bene prima di essere aggiunta alla pizza, altrimenti rilascerebbe troppa acqua ammorbidendo l’impasto. Il momento ideale per aggiungerla dipende dal forno, per quelli domestici è consigliabile soltanto a fine cottura e solo per il tempo necessario a farla sciogliere.

Le verdure.

Con le verdure ci si può scatenare con quelle di stagione  grigliate e tagliate sottilmente, vanno in genere, aggiunte a fine cottura, se crude, si possono adagiare sull’impasto sin dall’inizio.

4) La cottura

Purtroppo i forni domestici difficilmente raggiungono le temperature dei forni professionali, ma con qualche trucchetto, si possono ottenere risultati ottimi. Utilizzare una pietra refrattaria da far riscaldare nel forno alla massima potenza, prima di depositarvi la pizza, è la scelta migliore. In mancanza si può utilizzare anche una teglia capovolta, sulla quale adagiare la nostra pizza.

Anche l’umidità è un fattore chiave: una spruzzatina  di acqua sulla pizza bianca, aiuterà ad avere una crosticina croccante ed una pizza morbida.

 

Adesso non avete più scuse, provate anche voi a preparare la pizza a casa.
E se vi manca la farina, niente paura: visitate il nostro shop  dove troverete le farine di cui avete bisogno.

Utilizzi alternativi della farina per far giocare i bambini

Aprile 23rd, 2020 Posted by News Eventi 0 thoughts on “Utilizzi alternativi della farina per far giocare i bambini”

La farina: un prodotto, mille usi!

Alzi la mano chi non ha in casa un pacco di farina 0, 00, integrale o, magari una semola di grano duro.

Ma in quanti sanno che questo prodotto è estremamente versatile e si presta a molte realizzazioni?

Infatti, gli utilizzi alternativi della farina sono molti: può essere impiegata nella cosmesi per impacchi idratanti per viso e  capelli; è un’ottima alleata nella pulizia della casa: mescolata ad aceto e acqua, è un detergente economico e naturale per smacchiare il rame.

E poi?
E poi è un ingrediente sicuro ed atossico con cui far giocare i bambini.

Vi diamo alcuni spunti su alcuni utilizzi della farina alternativi per rendere queste giornate di quarantena, più allegre e spensierate.

 

Pallina antistress fatta in casa

Quelle in commercio sono realizzate con materiali vari ma per una pallina antistress fatta in casa, vi serviranno soltanto un palloncino ed una manciata di farina.

Aiutandovi con un imbuto, riempite il palloncino fino ad avere una pallina abbastanza grande (la dimensione di un pugno chiuso, sarà perfetta). Quando sarete soddisfatti della grandezza, fate un nodo stretto e più in basso possibile, cercando di avvicinarlo al contenuto.

Pasta di sale fatta in casa

La pasta di sale fatta in casa è un passatempo apprezzato non solo dai più piccoli ma anche dagli adulti perché permette di liberare la fantasia e dare vita a oggetti o animali, modellandoli con le proprie mani.

Per realizzarla non occorre nemmeno la bilancia: basta mescolare 2 bicchieri di farina 00, uno di sale ed uno di acqua. Impastate bene, insieme ai vostri bimbi e scatenate la fantasia per realizzare tutti gli animali della fattoria!

Un’accortezza: una volta modellata la pasta di sale dovrà asciugarsi prima di poter essere dipinta.

Colla per cartapesta atossica ed ecologica

Qualche foglio di giornale o di vecchie riviste e potrete creare degli oggetti in cartapesta da dipingere una volta asciutti. Per incollare i fogli, al posto di quella vinilica, potete usare una colla alimentare atossica ed ecologica fatta con acqua e farina. Sciogliete 60g di farina in altrettanta acqua e poi, versate questo composto in un litro di acqua bollente. Mescolate ed utilizzate una volta freddo.

Pasta modellabile fatta in casa.

Anche realizzare una pasta modellabile in casa è facilissimo.
Servono 2 bicchieri di acqua, due di farina, uno di sale e 2 cucchiai di olio vegetale. Aggiungete 2 cucchiaini di cremor tartaro per renderla più elastica e conservatela in un contenitore ermetico, per non farla seccare ed utilizzarla insieme ai vostri bimbi, ogni volta che vorranno!

Come colorarla se non si hanno i coloranti alimentari?
Barbabietola per il rosso, succo di carote per l’arancione, spinaci per il verde, scorza di arancia per il giallo. Aprite il frigo e cercate in dispensa: troverete l’ingrediente giusto per ogni colore.

Speriamo che questo articolo vi sia stato utile e vi abbia dato delle idee divertenti per passare il tempo insieme ai vostri bimbi, dando libero sfogo alla fantasia.

colomba pasquale

La colomba pasquale, un dolce tra storia e leggenda

Aprile 10th, 2020 Posted by News Eventi 0 thoughts on “La colomba pasquale, un dolce tra storia e leggenda”

Quando è nata questa tradizione?

La colomba Pasquale è un dolce la cui origine è legata alla leggenda:

● C’è chi fa risalire la sua creazione al XVII secolo, quando San Colombano, ospite della regina Teodolinda, in periodo di quaresima, trasformò la selvaggina in bianche colombe di pane.

● Un’altra leggenda racconta del popolo pavese che, assediato da Alboino, donò al re soffici dolci a forma di colomba come segno di pace.
È così che questo dolce rappresenta la colomba bianca, simbolo dello Spirito Santo, portatore di pace e di luce.

Anche “l’aceddi cu l’ova” , dolce tipico siciliano, assumono questa forma e sono decorati da zuccherini colorati e contengono un beneaugurante uovo sodo.

Impasto con pasta madre o lievito di birra?

È possibile preparare un grande lievitato come la colomba sia con il lievito di birra che con la pasta madre. La scelta dei due metodi avrà un impatto sul prodotto finito in termini di aromi e sapori, oltre che nel dettare tempi più o meno lunghi.

colomba pasquale

Quale farina?

L’impasto della colomba è molto simile a quello del panettone: ricca di uova e grassi, ha bisogno di due lunghe lievitazioni della durata di circa 24 ore e una terza più breve che avverrà durante la cottura in forno.
Si rende necessaria una farina di forza che abbia almeno il 13%-15% di proteine ed un W tra 330 e 400. Una farina di questo tipo, come la nostra manitoba garantisce la tenacità e l’estensibilità di cui ha bisogno l’impasto durante tutte le fasi di produzione.
Se così non fosse, la maglia glutinica non riuscirebbe a trattenere al suo interno i gas prodotti e l’impasto non si svilupperebbe correttamente.
Anche la colomba, come il panettone, va capovolto al termine della cottura. Questo perché l’alta percentuale di grassi ed il peso della glassa di copertura, farebbero implodere il lievitato su stesso compromettendo la delicata struttura interna.
Una volta fredda, sarà stabile e potrà essere imbustata. Il riposo di qualche giorno, infatti, farà maturare il sapore ed il profumo,  ermettendoci di gustare il dolce tipico della Pasqua

Auguri a tutti voi di una Pasqua colma di serenità e di speranza.
Molitoria e Molino San Paolo

San giuseppe in sicilia

San Giuseppe in Sicilia tra tradizione ed emozione

Marzo 19th, 2020 Posted by News Eventi 0 thoughts on “San Giuseppe in Sicilia tra tradizione ed emozione”

Quella di San Giuseppe è, probabilmente, la ricorrenza più sentita in Sicilia dopo il Natale.
Forse è così speciale perché ci permette di dedicare un pensiero e un’attenzione in più alle colonne portanti della nostra vita, a quelle rocce che il tempo sembra non scalfire mai con le sue violente raffiche di vento e le sue tempeste improvvise, i nostri papà.
O forse lo è perché profuma di primavera, il sole si fa sempre più caldo, il cielo terso torna ad esser disegnato da nere rondini e le campagne si puntellano di fiori colorati, delicati trampolini per operose api ronzanti senza sosta.
Il 19 marzo è accolto, sin dall’alba, con varie tradizioni che disegnano questa festa; la più diffusa profuma di pane caldo e incanta lo sguardo, riempendo gli occhi con tavolate ricche di piccole opere d’arte fatte di acqua, lievito e farina.

Gli altari di Leonforte, quando il pane si fa arte

La vita di una donna può essere letta dalle sue mani. Quelle delle donne di Leonforte (Enna) sono un mappamondo in cui navigare mentre impastano il pane della tradizione, per celebrare il santo patrono, San Giuseppe. In questa cittadina al centro della Sicilia, San Giuseppe è molto più che una festa: è la celebrazione di un popolo, accomunato dai riti che si svolgono tra farina, lievito e impasti per produrre vere e proprie sculture di pane.
Di generazione in generazione i segreti di quest’arte vengono tramandati, impegnando le donne più anziane per giorni e giorni prima della festa, il 19 marzo (quest’anno, a causa
della crisi in corso, la festa si terrà tra il 30 aprile e l’1 maggio).

IMG credit: Amgelo Manna

Nella notte tra il 18 e il 19 marzo a Leonforte il pane diventa il viatico che cuce insieme un lungo percorso tra le tavolate: veri e propri altari allestiti nelle case di chi, per voto religioso, sceglie di donare tempo e fatica. Un momento a cui l’intera comunità si prepara da settimane, con veri e propri comitati di esperti che allestiscono i monumentali altari con veli, nastri e decori. Tante le pietanze sulla tavola: le fave, punta forte dell’agricoltura leonfortese, insieme alle celebri pesche “insacchettate”, le frittate di cardi, e ancora dolci e frutta; al centro del rito rimane il pane, cibo mitico e simbolico allo stesso tempo, che assume la
forma di lettere per ricordare le iniziali dei nomi dei santi, in una precisa liturgia scolpita nella tradizione.
Le mani delle donne di Leonforte impastano chili e chili di farina, scandiscono il tempo con il battere ritmico dell’impasto nella maidda, attendono pazienti la lievitazione. Poi si fanno piccole e leggere e, con le dita che volano come minuscoli colibrì, staccano pezzetti di pasta, li accarezzano, li cesellano, li rendono fiori di campo e rose che faranno sbocciare sul pane.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano…”
L’essenziale, a volte, è visibile agli occhi e sprigiona il profumo del pane caldo, appena sfornato.

L’ammitu di San Giuseppe

IMG credits: Angelo Manna

Il cuore grande della nostra isola si esprime attraverso i piccoli dettagli: come quello di invitare (l’ammitu, appunto) a casa una famiglia per condividere, anche se solo per un giorno, quello che c’è di più intimo: la propria tavola.
Da est a ovest, da Ragusa a Gibellina, passando per molti paesi del calatino, il voto si fa condivisione cittadina e le tavolate allestite in piazza non sono altari da ammirare, ma da arricchire con il proprio contributo per aiutare le famiglie meno fortunate.
A Ramacca, Palagonia e Scordia, cittadine incastonate tra i verdi agrumeti della Piana di Catania, è tradizione imbastire una tavolata a cui ogni cittadino può partecipare regalando un dolce, un pane o un’altra preparazione “da asporto”, che può essere acquistata in un’asta di solidarietà il cui ricavato aiuterà i più bisognosi rappresentati con un San Giuseppe, una Maria ed un Bambin Gesù.

Le sfince di San Giuseppe

Se in tutte le tavole italiane oggi è un tripudio di zeppole di San Giuseppe, la Sicilia ha le proprie variopinte versioni di questo dolce.
Perché a sud siamo fatti così: festeggiamo sempre con qualcosa di buono, che sia dolce o salato, l’importante è che possa essere offerto, condiviso, gustato in compagnia, magari attraverso un panaro calato da un balcone all’altro per condividere il buonumore ed esorcizzare questi giorni avversi.
Di origine araba, questo dolce ha mille varianti, che acquistano o perdono ingredienti a seconda della località, mantenendo sempre la propria identità di dolce povero nato per esser gustato insieme.

IMG credit: Dolcisiciliani.net

A Catania le sfince di San Giuseppe hanno un impasto di acqua, farina e lievito arricchito da riso e poi fritto a tocchi dalla forma allungati, lucidati da  profumatissimo miele.
Nell’Ovest Siciliano, invece, la sfincia ha la struttura leggera ed alveolata della pasta choux, che si fa scrigno di golosa ricotta cunzata e si guarnisce di un’amarena sciroppata o una ciliegia candita ed una pioggia di pistacchio.

Seppur quest’anno sarà un San Giuseppe diverso dal solito, vissuto all’interno delle nostre case, portiamo con noi lo spirito di condivisione e di rinascita che attraversano questa antica festa, augurandoci di ritrovarci presto tutti raccolti alla stessa tavolata.

Bambini a casa, cosa fare per non farli annoiare

Marzo 18th, 2020 Posted by News Eventi 0 thoughts on “Bambini a casa, cosa fare per non farli annoiare”

Questi giorni di stop forzato per tutti ci hanno portato a ridisegnare le nostre giornate, in un gioco d’equilibrio tra vita casalinga, smart working, uscite necessarie e bambini a casa.

Un nuovo tempo riconquistato da vivere più lentamente per riscoprire vecchie passioni alle quali abbiamo necessariamente sottratto tempo durante quella che fino a qualche giorno fa era la nostra “normalità”.

Le giornate possono essere molto lunghe, soprattutto se misurate con gli occhi di un bambino. Ma si sa: le risorse di un genitore sono quasi infinite e noi abbiamo pensato di darvi qualche suggerimento su attività da fare insieme ai più piccoli per tenerli impegnati divertendosi.

Quarantena: cosa fare a casa insieme ai bambini?

Parola d’ordine: organizzazione!

Create una routine che comprenda fare colazione insieme, rassettare la cameretta, vestirsi e mettersi all’opera sui compiti che le maestre assegnano virtualmente.

Il pomeriggio, invece, spazio alle attività come giochi, disegno, costruzioni e, perché no? Cucina!

I bambini adorano mettere le mani in pasta, coinvolgerli nella preparazione di biscotti, crostate, pane e pizze, può rivelarsi un ottimo modo per tenerli attivi ed interessati.

Dolci da preparare con i bambini

Preparare i biscotti è tra le attività preferite dai più piccoli per dar spazio alla fantasia con formine, glasse colorate, zuccherini, cioccolato e creme spalmabili. Provate ad impastare insieme ai vostri figli, questi biscotti morbidi all’arancia

Oppure provate a preparare una ciambella per la colazione della domenica o, magari, le brioche col tuppo siciliane, per assaporare un anticipo d’estate!  

Fare il pane con i propri figli

Avete mai preparato il pane in casa? Se la risposta è no, allora potete approfittare di questi giorni per farlo insieme ai più piccoli. Acqua, farina, lievito e sale. Non serve altro per ottenere una pagnotta sulla quale disegnare un bel sorriso con i semi di papavero e due occhi con i semi di zucca.

Se fare il pane in casa è divertente, lo è ancor di più preparare la pizza!

Lasciate che siano i vostri figli a decidere quali saranno i condimenti e a disporli sulla base, forse combineranno qualche pasticcio con la salsa, ma mangeranno con gusto una pizza preparata con le loro mani!

Questi sono degli spunti che speriamo possano esservi utile per affrontare con un po’ di leggerezza questi giorni complicati in cui la parola d’ordine è #Iorestoacasa.

 

farina integrale fa bene o male?

Farina integrale e salute. Verità e miti da sfatare

Febbraio 27th, 2020 Posted by News Eventi 1 thought on “Farina integrale e salute. Verità e miti da sfatare”

Quando si parla di farina integrale si pensa immediatamente ad un prodotto sano, buono e che abbia tutto il gusto della natura. Ed è così, in effetti. Ma dobbiamo dire che sono molti i miti che ruotano intorno al consumo dell’integrale che, un po’ per necessità e un po’ per moda, è sempre più diffuso.
Noi lavoriamo con il grano da quattro generazioni e di chicchi ne abbiamo macinati davvero tanti, quindi vorremmo provare a fare un po’ di chiarezza.

Cominciamo spiegando cosa si intenda per farina integrale

Le farine si classificano sulla base della quantità di “ceneri”, ovvero le sostanze minerali che residuano dopo aver carbonizzato la farina ad una temperatura di circa 600°C per 6 ore.

La normativa italiana classifica le farine in 00, 0, 1, 2 e integrale proprio secondo la quantità di ceneri presenti. Semplificando, possiamo riassumere così:

  •       la farina tipo 00 deve avere un contenuto massimo in ceneri fino a 0,55%
  •       la farina tipo 0 deve avere un contenuto massimo in ceneri fino 0,65%
  •       la farina tipo 1 deve avere un contenuto massimo in ceneri fino 0,80%
  •       la farina tipo 2 deve avere un contenuto massimo in ceneri fino 0,95%
  •       la farina integrale deve avere un contenuto massimo in ceneri compreso tra 1,30% e 1,70%

La farina integrale è sicura?

Certamente. Ma bisogna fare alcune considerazioni: la cariosside, o chicco, è composto da quattro strati sovrapposti: crusca, stratoaleuronico, endosperma amilifero e germe.
La crusca è lo strato più esterno, su cui si depositano agenti inquinanti come i batteri , le micotossine e i fitofarmaci se il prodotto non è biologico. Tutti questi elementi sono altamente pericolosi per il nostro organismo ed eliminare lo strato più esterno del chicco è essenziale per assicurare la sicurezza igienico sanitaria delle farine

È per anche  questo che nell’ultimo ventennio è stata introdotta la tecnica della decorticazione del grano. I chicchi vengono spinti in appositi macchinari chiamati, appunto, decorticatrici, dove delle mole abrasive ne “grattano” la parte più esterna e la “soffiano via” verso un punto di raccolta

Macinare il chicco per intero, senza eliminare questa parte più esterna sarebbe pericoloso per i consumatori che verrebbero esposti a gravi rischi per la salute.

La farina integrale fa dimagrire?

No, i cibi integrali, da soli non hanno particolari proprietà dimagranti e le differenze caloriche, ad esempio, della pasta integrale rispetto a quella bianca, sono davvero minime. Il motivo per cui si consiglia il consumo di cereali integrali è legato al loro contenuto di fibra (sempre facendo attenzione all’eventuale presenza di disturbi della salute) che genera un maggiore senso di sazietà e spinge, di conseguenza, a mangiare meno. Per dimagrire correttamente bisogna sempre fare attenzione alle quantità.

La farina integrale e gli impasti

Quando si sceglie una farina, sia per uso professionale che casalingo, occorre tenere conto di molti fattori, oltre quello nutritivo: la procedura che si adotterà (maturazione, tempi di lievitazione,ecc…) e prodotto finale (pane, pasta frolla, grandi lievitati, ecc…).

Infatti la crusca presente nella farina integrale rende la lavorazione e la lievitazione degli impasti più difficoltosa rispetto a quelli preparati con farine 0 e 00. Per ovviare a questo problema e fornire ai nostri clienti dei prodotti all’altezza dei loro bisogni, prepariamo dei mix con crusca calibrata e farine di forza che assicurino un’ottima resa e facilitano la lavorazione 

In conclusione,

la farina integrale fa bene a tutti?

Affermare che la farina integrale faccia bene a tutti indistintamente sarebbe errato, perchè non è buona né cattiva ma, semplicemente, non è adatta a tutti.

Fa male a chi soffre di particolari allergie come quelle al nichel. Poiché questo elemento chimico si deposita proprio sulla parte esterna del chicco di grano, gli alimenti integrali prodotti con percentuali di crusca, sono da evitare per prevenire reazioni allergiche.

Le fibre sono, inoltre, irritanti per l’intestino e sono sconsigliate a chi soffre di disturbi come il colon irritabile. Inoltre, quelle contenute nella crusca, sono delle fibre insolubili , con presenza di fitati , e di qualità più scarsa rispetto a quelle più nobili presenti nella frutta e nella verdura e molte delle loro proprietà nutritive non possono essere assimilate dal nostro organismo

Una dieta variegata ed equilibrata, che preveda anche un consumo adeguato di carboidrati, proteine, frutta e verdura è il modo migliore per assumere la giusta quantità di nutrienti e mantenerci in salute

 

briciole di piazza

Briciole di Piazza, a ciascuno il suo pane

Febbraio 18th, 2020 Posted by News Eventi 0 thoughts on “Briciole di Piazza, a ciascuno il suo pane”

Qual è il segreto per far felici i propri clienti? Conoscerli e realizzare per loro dei prodotti che ne soddisfino i desideri e che siano sani grazie a materie prime di alta qualità e lievitazioni pazienti.

Questa è la chiave del successo del panificio Briciole di Piazza del signor Fausto Tosto che, nel cuore di Catania, sforna pane per tutti i gusti: dal più tradizionali di semola ed integrale, a quello più particolare per chi soffre di allergie o segue particolari regimi alimentari. Nel bancone del panificio, infatti, fanno mostra di sé anche pane per celiaci e vegani.
Il signor Fausto lavora con la farina, da quando aveva 11 anni: una vita passata a creare impasti sempre diversi e sempre più attenti alle esigenze dei consumatori.

Quella che si respira ascoltandolo, è cultura del cibo: un rispetto per i prodotti che traspare dai gesti lenti del Signor Fausto mentre sbircia i prodotti in maturazione o sorveglia le cotture, aiutato dalla moglie e dal figlio.

Qui si lavora solo con la pasta madre, rinfrescata quotidianamente e mantenuta in un secchiello trasparente per monitorarne l’andamento, osservando la forma e la dimensione degli alveoli durante il suo sviluppo.

Non solo pane in questo piccolo paradiso del gusto. Mentre il signor Fausto inforna filoni e pagnotte, la moglie si dedica con cura alla pulizia delle verdure per le focacce, con un’attenzione costante alla porta dalla quale i clienti di sempre si alternano e quelli di passaggio, attratti dall’invitante profumo che invade la piazza.

Le lievitazioni sono lunghe e lente, perché- “ci vuole il tempo che ci vuole”– ci racconta il Signor Tosto, mostrandoci il suo lievito madre appena rinfrescato. È lui a dettare i tempi degli oltre 25 tipi di pane che sforna su misura per le esigenze dei clienti che tornano entusiasti, felici di aver trovato un pane alveolato, profumato, che sia digeribile e resti morbido per giorni.

Quando chiediamo perché scelga le nostre farine  da oltre 10 anni, ci spiega quanto sia importante per lui il rapporto di fiducia e rispetto che si è creato con la famiglia Gallo. Una stima reciproca fatta di qualità e disponibilità, di attenzione e confronto continuo.
“Il lievito madre, così come i panettoni” – che il signor Tosto sforna nel mese di dicembre-, “necessitano di una farina forte capace di sviluppare molto bene il glutine, come la Manitoba della Molitoria San Paolo”.” I pani, le pizze e le focacce” -aggiunge- hanno bisogno di farine tecniche che permettano di ottenere risultati eccellenti con le lunghe lievitazioni proprie del lievito madre.
Ia Molitoria San Paolo offre una vasta gamma di farine con un buon rapporto qualità- prezzo, che permettono di sperimentare con tanti tipi di impasti e dare “a ciascuno, il suo pane”.

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